Il soggetto che subisce una frattura da fragilità, rischia concretamente di rifratturarsi nei dieci anni successivi. Un dato preoccupante, che nuoce non solo alla salute fisica e psicologica del paziente, emerso durante il convegno svolto a Roma nel corso della giornata mondiale dell’osteoporosi.

Una risposta efficace a tali problematiche la potremmo inquadrare all’interno del modello organizzativo “Unità di Frattura”, presentato dal Prof. Umberto Tarantino, Ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”-

“L’importanza delle Unità di frattura è legata al fatto che questo modello organizzativo è rivolto alla prevenzione terziaria, cioè alla riduzione del rischio di rifrattura.” – spiega Tarantino –  “Questo modello prevede la collaborazione di numerose figure, tutte appartenenti alla sfera sanitaria; dal geriatra al fisiatra, passando dal fisioterapista, fino all’infermiere”.

E i costi?  “Stiamo parlando di professionisti che sono già presenti all’interno dell’ospedale, quindi non costa niente creare un pool di persone che vede esattamente lo stato di salute di quel soggetto e elabora una determinata strategia terapeutica coordinata per l’esigenza del paziente”.

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