Malati di Alzheimer a rischio di frattura

Chi soffre di questa malattia degenerativa spesso non viene curato correttamente ed è meno probabile che riceva trattamenti adeguati per l’osteoporosi

La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, un termine generico che indica la perdita di memoria e di altre abilità cognitive, grave al punto da interferire con la vita quotidiana. I sintomi di tale malattia si sviluppano generalmente in maniera piuttosto lenta e peggiorano col passare del tempo, diventando talmente persistenti da impedire al soggetto ogni tipo di normale attività quotidiana. Si ritiene che la malattia di Alzheimer sia oggi la causa dell’80% dei casi di demenza nel mondo.

Le persone affette da demenza – soprattutto gli anziani – presentano una probabilità fino a tre volte superiore alla media di subire fratture femorali rispetto a persone cognitivamente integre, anche a causa del basso indice di massa corporea (IMC), della perdita di peso e di massa muscolare, delle carenze nutrizionali e della direzione laterale della caduta che presentano solitamente. Inoltre, dopo una frattura, gli ammalati di Alzheimer hanno meno possibilità di recuperare le proprie capacità funzionali.

Nonostante le persone affette da demenza cadano con maggiore frequenza rispetto a quelle cognitivamente sane e vadano incontro a un maggior rischio di mortalità post-frattura, sono spesso sottovalutate dal punto di vista dei fattori di rischio di caduta, ed è meno probabile che ricevano trattamenti adeguati per l’osteoporosi. Infatti, i pazienti con questa malattia spesso non vengono valutati di routine dal punto di vista cognitivo e perdono così la possibilità che sia loro diagnosticata efficacemente la demenza.

Sarebbe opportuno, nel caso della malattia di Alzheimer, tenere conto dell’aumentato rischio di frattura nel paziente e, viceversa, in caso di cadute e fratture ripetute, valutare la presenza di eventuali deficit cognitivi nel paziente.

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