Osteoporosi, calcio e vitamina D per diminuire il rischio di fratture

Decenni di studi dedicati hanno confermato l’importanza dell’assunzione di calcio fin dalla più tenera età: in più casi l’assunzione di latte (e molti derivati) è risultato determinante per l’aumento della massa ossea da adulti.

Nella battaglia all’osteoporosi un ruolo essenziale spetta alla nutrizione. Non è solo quanto mangiamo, ma soprattutto ciò che mangiamo a determinare la salute delle nostre ossa sin da piccoli. Decenni di studi dedicati hanno confermato l’importanza dell’assunzione di calcio fin dalla più tenera età: in più casi l’assunzione di latte (e molti derivati) è risultato determinante per l’aumento della massa ossea da adulti.

Se da una parte per gli uomini l’introduzione di latte e latticini all’interno di una dieta equilibrata può essere oltremodo importante, dall’altra – soprattutto per le donne – il consumo giornaliero di prodotti ad alto contenuto di calcio può essere fondamentale per riuscire a combattere la perdita di massa. Addirittura in moltissimi casi – come dimostrato da alcune ricerche con evidenza scientifica – la supplementazione di calcio (e di vitamina D) per un periodo di 18 mesi in donne adulte ha aiutato a ridurre il rischio di fratture.

Proprio l’utilizzo associato di calcio e vitamina D risulta dunque di vitale importanza nella prevenzione dell’osteoporosi, anche se da solo di certo non sufficiente. Vero è che, in analisi alle statistiche, potrebbe anche risultare diffusa la credenza errata secondo la quale – in popolazioni avvezze al consumo di latte e derivati – possa essere pure maggiore il rischio di fratture. Il dato può essere però facilmente letto alla luce del fatto che, nelle stesse popolazioni avvezze al consumo di latticini, è anche maggiore l’età media di sopravvivenza.

Altra credenza diffusa – e pure in questo caso veritiera – è quella secondo la quale un largo utilizzo di latte e derivati nella dieta possa determinare un aumento considerevole di colesterolo. Andrebbe però altresì precisato come l’apporto massimo di colesterolo consigliato nella maggior parte dei Paesi civili oggigiorno sia di circa 300 milligrammi al giorno e invece come un semplice bicchiere di latte senza grassi di milligrammi ne contenga meno di 30. Ne consegue che l’assunzione di latte e vitamina D – anche in pazienti osteoporotici che fanno già uso di farmaci anti-fratturativi prescritti – svolge in ogni caso una funzione necessaria per il mantenimento della struttura ossea.

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