Le donne colpite da cancro alla mammella che seguono una terapia ormonale adiuvante sono più esposte al rischio di osteoporosi: è un dato comprovato, ma il problema finora è stato sottovalutato. Ne ha parlato il Prof. Gaetano Lanzetta, Segretario Scientifico LG Metastasi Ossee AIOM, Coordinatore AIOM Regione Lazio, Oncologia Medica I.N.I. – Grottaferrata (RM) durante il convegno sulla fragilità ossea organizzato da FIRMO a Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi 2019.

“Negli ultimi anni è cresciuto il numero di casi di tumore alla mammella, ma per fortuna è aumentata anche la sopravvivenza. Occorre quindi occuparci con maggiore attenzione di quanti convivono con la malattia.” – dice Lanzetta – “Oggi siamo consapevoli che se vogliamo vincere le nostre battaglie dobbiamo combattere sul campo delle recidive. Occorre pensare che le fratture aumentano il rischio di mortalità e quello di contrarre altre malattie, oltre ad alterare la qualità della vita. C’è poi il problema della gestione del dolore, che comporta l’assunzione di altri farmaci.”

Quale relazione c’è tra tumore e osteoporosi? “Sappiamo che i trattamenti oncologici aumentano il rischio di perdita di massa ossea. Oltre ad avere l’effetto di provocare un’alterazione trabecolare dell’osso: quest’ultima è forse più preoccupante, perché si riesce a gestire meno anche con i trattamenti farmacologici. L’alterazione della trabecola ossea causata dai trattamenti oncologici facilita la frattura. Nel caso di metastasi si ha un ulteriore aumento della possibilità di frattura, non da osteoporosi, ma legato alla malattia oncologica.”

Come possiamo agire e quando preoccuparsi della salute delle ossa, in caso di cure con terapia ormonale? “L’unica arma che abbiamo per allontanare questo problema è la prevenzione. Prevenzione oncologica primaria (stile di vita), e prevenzione sulla comparsa di un effetto collaterale legato ai trattamenti. Osservando le donne in trattamento ormonale, abbiamo visto che il rischio di frattura aumenta rapidamente, entro i primi dodici mesi dall’inizio della terapia, quindi le donne che iniziano la terapia ormonale, devono avviare una terapia per l’osso in contemporanea.”

Quali gli strumenti abbiamo oggi a disposizione? “Esiste una classe di farmaci un po’ più vecchia, ma ancora utile, che sono i bifosfonati, poi abbiamo gli inibitori di rank, un tipo di farmaco capace di rallentare il processo di rimaneggiamento dell’osso che, in queste situazioni, porta alla sua progressiva alterazione.”

“Poiché le cure per inibire le recidive del tumore alla mammella possono durare a lungo, anche cinque o dieci anni, è importante che la terapia contro l’osteoporosi abbia la stessa durata.”, conclude il Professor Lanzetta.

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